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30 Marzo 2025 4a Domenica di Quaresima Omelia di don Angelo

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30 Marzo 2025 4a Domenica di Quaresima Omelia di don Angelo

Finché è giorno fa’ anche tu le opere di Dio

Quarta domenica di quaresima

30 marzo 2025

omelia di don Angelo

Spezzoni di ore di una giornata. E, ancora, un fuori e dentro dal tempio. Avevamo lasciato Gesù, la scorsa domenica che era uscito dal tempio. Dentro aveva rischiato lapidazione:  quelli del tempio avevano le pietre facili; lui quel giorno aveva salvato dalle pietre una donna sorpresa in adulterio, ma le pietre poi le aveva rischiate lui opponendosi all’arroganza dei capi.

Ora è fuori, è nella vita. E lui la vita la vede. ”Passando vide”: è scritto. Primo passare, perché se non passi, se rimani nel tempio o barricato in  casa, che cosa sai della vita? Passare… e vedere. E c’è modo e modo di vedere. C’è un vedere accelerato, una immagine via l’altra: tu scompari dagli occhi e rimane che gli altri fanno accademia sul dramma che ti abita. Era successo quel giorno al cieco e succede ancora oggi. Gesù era ancora con lo sguardo al cieco, e gli altri a discutere. Di che cosa? Di peccati e di  colpe. Gesù li mette a tacere, Gesù fa pulizia di tante nostre immagini, di tante nostre predicazioni, di tanti nostri modi di dire che accreditano il dolore come volontà di Dio. Non sporcate il nome di Dio. Gesù è netto e immediato, parole imperdibili, noi le abbiamo perse nel tempo: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”.

Fare opere che raccontino la luce. Finché è giorno; poi viene la notte. Gesù intendeva la notte morte, ma non è forse vero che  per lui  ‘notte in cui non si può più operare’ – e la pativa – era ogni volta che arrivato a sera si sentiva costretto a fermarsi e si portava negli occhi una moltitudine di malati e disperati ancora in attesa? Fare le opere di Dio è invito pressante a ciascuno di noi. Vi ricordo parole del card. Martini: “Spesso noi siamo portati a fare i sociologi, a ritrovare cioè tutte le cause delle cose sbagliate del mondo, per concludere: «Lo sbaglio non è mio, bensì di altri, della società». Potrebbe essere vero, però l’importante è che si compiano le opere di Dio, come dice Gesù, cioè che i malati guariscano, che i ciechi vedano, che gli smarriti credano, che gli scoraggiati riprendano coraggio, che i disperati siano consolati. L’importante, insomma, è che nasca qualche bene. Come io posso far nascere del bene anche da situazioni sbagliate? Quale bene posso seminare in una terra arida qual è quella del nostro mondo? Perché anche nella terra più arida, nel deserto si possono seminare dei fiori. Chiediamo allora al Signore, gli uni per gli altri, che ci aiuti a seminare fiori nella nostra terra”.

Ed ecco che nel suo deserto il cieco si sente sfiorare da mani. Come fosse dolce quel brivido di fango sui suoi occhi lo possiamo solo immaginare. Era come l’impasto di terra e di acqua con cui nell’in principio della creazione Dio plasmò l’uomo e per soffio divenne un essere  vivente.

Poi fu invito ad andare alla piscina di Siloe. Non fu illuminazione sull’istante, quasi il Rabbi gli chiedesse collaborazione,  che desse credito alle sue parole – come lo chiede a noi – un atto di fiducia.  E chissà se quel giorno, come infinite altre volte, ci andò con guida di bastone, o se qualcuno, mosso a tenerezza dalle parole di Gesù, lo scortò all’acqua.

“Andò, si lavò e tornò che ci vedeva”: tutto qui nel racconto. Ma in un grumo di parole  un infinito di sentimenti, solo che pensassimo a quell’andare, all’attimo in cui si lavò gli occhi: gli si risvegliò il mondo.

Poi fu ritorno, ora erano gli occhi a guidarlo. Chissà, forse del bastone non si era sbarazzato, da compagno di fatiche lo volle compagno di consolazione. Fa ritorno. E tutto per lui è apparizione, ogni ritaglio un sussulto di luce. Fa ritorno In direzione del tempio; ora non gli sarà  più interdetto. Varcò il tempio: sì, quella porta presso la quale lui era solito mendicare. Varcò la porta, trovò il buio: capì che la vita è fatta di luce e di buio. Ora che cosa fosse buio lo vedeva con i suoi occhi. Con i suoi occhi vedeva che buio può essere un edificio, ma buio possiamo essere anche noi. Trovò aria pesante di inquisizione, trovò quelli che sanno tutto  e non sanno vedere i germogli della luce negli occhi di uno nato cieco e, ancor più,  negli occhi del profeta di Nazaret. Loro sono quelli del “noi sappiamo”, un “noi sappiamo” prepotente che dilaga per tutto il racconto, una requisitoria dura, spietata, senza spiragli. Una religione del buio.

E a fronte, a fronte dell’ottenebramento dei capi, noi stupiti all’illuminarsi – un crescendo di luce – in colui che loro, i cosiddetti illuminati, dicevano essere nato tutto nei peccati. Per il cieco non è solo illuminazione di occhi, perche la luce del vangelo ti illumina in tutta la tua umanità; se è luce di Gesù ti fa libero, indipendente, capace di resistere, senza soggezioni, ai sofismi di ogni potere, come  l’uomo nato cieco.

Adesso siamo ritornati in strada. Fuori  dal buio del tempio, l’aria è aperta, vi lascio con la bellezza di queste parole, con la tenerezza di questo incontro, che è anche il nostro incontro con Gesù, perche Lui è luce anche dei nostri occhi: “E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!»”.

Gesù faceva le opere di Dio. Quel cieco  vedente era l’opera di Dio.

Finché è giorno fa’ anche tu le opere di Dio.

Letture

LETTURA Es 17, 1-11

Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Tutta la comunità degli Israeliti levò le tende dal deserto di Sin, camminando di tappa in tappa, secondo l’ordine del Signore, e si accampò a Refidìm. Ma non c’era acqua da bere per il popolo. Il popolo protestò contro Mosè: «Dateci acqua da bere!». Mosè disse loro: «Perché protestate con me? Perché mettete alla prova il Signore?». In quel luogo il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?». Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm. Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk.

Commento al filmato:è entusiasmante lo spettacolare “Allegro”del concerto in Sol min di Vivaldi, che ci introduce nella drammatica ma gloriosa vicenda della protesta del popolo contro Mosè per la mancanza d’acqua, ma Dio mostra ncora una volta il Suo Volto misericordioso:

«Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».

Nella seconda parte della Lettura, le note solenni, maestose della Tromba e dell’Organo nell’affascinante “Corale – Preludio Tromba e Organo”di L. Krebs, cantano la vittoria di Israele contro Amalek:

Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio».

SALMO Sal 35 (36)

Signore, nella tua luce vediamo la luce.

Signore, il tuo amore è nel cielo,

la tua fedeltà fino alle nubi,

la tua giustizia è come le più alte montagne,

il tuo giudizio come l’abisso profondo:

uomini e bestie tu salvi, Signore. R

Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio!

Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali,

si saziano dell’abbondanza della tua casa:

tu li disseti al torrente delle tue delizie. R

È in te la sorgente della vita,

alla tua luce vediamo la luce.

Riversa il tuo amore su chi ti riconosce,

la tua giustizia sui retti di cuore. R

Commento al filmato: in questo delicato, dolcissimo “Adagio-poco Andante” della Sonata in Mi b Magg di Mozart, il Violino e il Clavicembalo cantano con toni adoranti, appassionati, il responsoriale «Signore, nella tua luce vediamo la luce» tratto dal Salmo 35/36 – un inno di lode e adorazione dell’Amore e della Giustizia del Signore:

«Signore, il tuo amore è nel cielo, la tua fedeltà fino alle nubi, la tua giustizia è come le più alte montagne, il tuo giudizio come l’abisso profondo.»

EPISTOLA 1Ts 5, 1-11

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verra come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri. Quelli che dormono, infatti, dormono di notte; e quelli che si ubriacano, di notte si ubriacano. Noi invece, che apparteniamo al giorno, siamo sobri, vestiti con la corazza della fede e della carità, e avendo come elmo la speranza della salvezza. Dio infatti non ci ha destinati alla sua ira, ma ad ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. Perciò confortatevi a vicenda e siate di aiuto gli uni agli altri, come già fate.

Commento al filmato:le note ritmate,  frementi dei Violoncelli nella spettacolare “Allegro”della Sonata in Mi min di Vivaldi, cantano con toni drammatici l’accorata esortazione di san Paolo: 

Dio infatti non ci ha destinati alla sua ira, ma ad ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. Perciò confortatevi a vicenda e siate di aiuto gli uni agli altri, come già fate.

VANGELO Gv 9, 1-38b

✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».

Commento al filmato:nello splendido, dolcissimo, “Andante ma un poco adagio” del Concerto in Re Magg di Mozart, il Pianoforte e l’Orchestra, in un dialogo intenso, appassionato, raccontano l’Amore e la tenerezza di Gesù nell’atto, del tutto gratuito, di guarire il Cieco nato per manifestare la Gloria di Dio

«Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».

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