Location,TX 75035,USA

Introduzione: sul Salmo 144 – esposizione – discorso

ArteMusicaPoesia

Introduzione: sul Salmo 144 – esposizione – discorso

SUL SALMO 144

ESPOSIZIONE

DISCORSO

1. Era nostro desiderio lodare il Signore in vostra compagnia e il Signore ci ha concesso questo favore. Occorre però che la lode che rivolgiamo a lui sia debitamente ordinata, cioè che non dispiaccia per alcuna superfluità a colui al quale è indirizzata. Per ottener questo, affinché cioè la nostra lode segua la via maestra, ricorreremo alla divina Scrittura, che ci impedirà di uscire dalla via incamminandoci sia a destra che a sinistra. Oso dire infatti alla vostra Carità che Dio, per essere ben lodato dall’uomo, ha cantato lui stesso la propria lode e in tanto l’uomo ha trovato come lodarlo in quanto Dio s’è degnato lodare se stesso. Non vale infatti per Dio il detto coniato per l’uomo: Non ti lodi la tua bocca 1. Che infatti l’uomo lodi se stesso è vanagloria, che invece Dio lodi se stesso è misericordia: e a noi giova amare colui che lodiamo, in quanto, amando il bene, diventiamo noi stessi migliori. Siccome dunque egli sapeva che l’amarlo sarebbe stato per noi un vantaggio, si pone a lodare se stesso; e lodandosi si rende amabile, e rendendosi amabile provvede al nostro bene. Eccolo dunque spronare il nostro cuore alla sua lode e, per ottener questo, eccolo riempire del suo Spirito certi suoi servi affinché lo lodassero. Che se è lo Spirito di Dio colui che lo loda mediante questi suoi servi, cos’altro è mai questo se non una lode resa da Dio a se stesso? Comunque il presente salmo comincia così:

David e Cristo.

2. [v 1.] Ti esalterò, mio Dio [e] re mio, e benedirò il tuo nome nel secolo e nel secolo del secolo. Ecco iniziata la lode di Dio, che si protrarrà fino al termine del salmo. Quanto al titolo del salmo, esso reca: Lode, per lo stesso David. Siccome però col nome di David è stato chiamato colui che è venuto a noi dalla stirpe di David 2, cioè il nostro Re, colui che ci governa e introduce nel suo regno, per questo le parole: Lode, per lo stesso David significano lode a Cristo. Riguardo poi a Cristo, egli secondo la carne è David perché figlio di David, ma secondo la divinità è creatore e signore di David. Vien qui da pensare all’onore che l’Apostolo tributa all’antico popolo di Dio, dal quale provennero gli Apostoli, primi fra i credenti, e le numerose comunità delle origini. Erano molte migliaia di persone e mettevano in pratica quello che, come avete udito ora dal Vangelo, quel ricco udì ma si tirò indietro in preda alla tristezza 3. Vendevano, cioè, tutti i loro averi e ne distribuivano [il ricavato] ai poveri, cercando solo nel Signore la perfezione 4. L’Apostolo, dunque, volendo tessere l’elogio di quell’antico popolo, dice così: Da loro [sono] i padri, e da loro [è] Cristo secondo la carne, che è al di sopra di tutto Dio benedetto nei secoli 5. Se pertanto Cristo secondo la carne discende da loro, certo egli è David; siccome però egli è al di sopra di tutto Dio benedetto nei secoli, per questo ti esalterò, mio Dio [e] mio re, e benedirò – dice – il tuo nome nel secolo e nel secolo del secolo. Probabilmente nel secolo corrisponde a ” quaggiù ” mentre nel secolo del secolo corrisponde a ” in eterno “. Comincia quindi adesso a lodare Dio se vuoi lodarlo in eterno. Chi non volesse lodarlo nel passaggio in questo mondo dovrà tacere quando giungerà il secolo del secolo. In effetti nei versi che seguono il salmo dice, su per giù, proprio questo.

Per godere gioia inalterata occorre godere in Dio.

3. [v 2.] Qualcuno avrebbe potuto interpretare diversamente le parole: Loderò il tuo nome nel secolo e cercare un altro secolo nel quale innalzare [a Dio] la lode. Per evitare questo dice: Ti benedirò ogni giorno. Loda dunque e benedici il Signore tuo Dio tutti i giorni, di modo che, finita l’intera serie dei giorni e arrivato il giorno che non avrà fine, passi dalle molte lodi all’unica lode, come passerai dalle molte virtù all’unica virtù 6. Dice: Ti benedirò di giorno in giorno. Non passerà giorno nel quale non ti benedica. Né è da stupirsi che tu benedica il tuo Dio nei tuoi giorni lieti. Ma che farai se spunterà un qualche giorno triste, quali ne comportano le vicende umane, come quando abbondano gli scandali e si moltiplicano le tentazioni? Come ti comporterai quando a te uomo capiterà qualche sventura? Cesserai forse di lodare Dio e di benedire il tuo Creatore? Se interromperai la tua lode, mentivi quando affermavi: Signore, ti benedirò di giorno in giorno. Che se al contrario non interromperai [la tua lode], anche se ti sembra che le cose vadano male, trattandosi d’un giorno infelice, in realtà dinanzi a Dio ti va bene. Si dànno infatti casi in cui, anche quando ti va male, in realtà ti va bene. Se è ovvio che capitandoti un malanno le tue cose vadano male, è anche vero che capitandoti un bene le cose ti si mettano bene. E ci può essere bene più grande del tuo Dio, di cui è stato detto: Nessuno è buono all’infuori di uno, Dio 7? In effetti, quanto sia sicura questa lode, quanto sia stabile questo “bene”, ricavalo dal “buono” in se stesso. Se il “buono” di cui godi è un buono accidentale che dura un giorno, forse nel giorno successivo questo “buono” di cui godevi sarà passato. Sono stato bene, ho trascorso una giornata felice, poni perché hai riscosso denaro, perché hai ricevuto un invito o ti sei recato a un lauto banchetto. Godi per aver mangiato a non finire: qualcuno ti potrebbe suggerire perché piuttosto non te ne vergogni; comunque, se son di questo genere i beni di cui godi, qualunque siano, son certamente transitori. Se invece godi del Signore tuo Dio, ascolta la Scrittura che dice: Rallègrati nel Signore 8. Tanto più stabile sarà il tuo godimento quanto più è immutabile colui di cui godi. Se godi del denaro, temerai il ladro; se godi del tuo Dio, che cosa temerai? Che qualcuno ti rubi Dio? Ma Dio non è una cosa che possa esserti sottratta, a meno che tu stesso non te lo perda. Dio non è come la luce fisica, quella che splende dal cielo e alla quale non ci è consentito avvicinarci tutte le volte che lo vogliamo, poiché non splende [sempre] dovunque. A causa della nostra umana fragilità succede a volte, d’inverno per esempio, che ci piaccia stare al sole, mentre adesso che è estate vi siete accorti come abbiamo preferito un luogo al riparo della stessa luce. Quanto a Dio, se stai in lui e godi allo splendore della sua verità, non dovrai cercare un posto per essere più vicino a lui: è la coscienza che si avvicina, come è anche la coscienza che si allontana. Le parole: Avvicinatevi a lui e sarete illuminati 9 sono state dette in riferimento all’animo, non a un mezzo di trasporto: riguardano gli affetti, non i piedi. Quando poi starai in Dio non ti brucerà il calore: soffierà verso di te l’aura dello Spirito e tu sarai pieno di fiducia al riparo delle sue ali 10.

Lodare incessantemente Dio.

4. Da questo ti apparirà manifesto come ogni giorno hai di che rallegrarti: il tuo Dio non ti abbandonerà anche se ti capitassero delle angustie. Guarda alle tribolazioni che si riversarono su quel sant’uomo di Giobbe. Quante sciagure e quanto repentine! Osserva ancora come tutti i beni di cui si supponeva che godesse (in effetti egli non godeva di quelle cose!), tutti quei beni gli furono tolti dal diavolo tentatore. Anche i figli gli morirono! Privato delle cose che possedeva, privato di colore a cui erano destinate! Tuttavia non era morto colui che gli aveva dato beni e figli anzi, riguardo ai figli, se erano morti alla vita presente, lo erano per essere rincontrati e riavuti nella vita futura. Quel grande uomo, comunque, aveva in cuore altri beni di cui godere e di lui erano proprio vere le parole che or ora abbiamo ricordate: Ti benedirò di giorno in giorno. Pertanto, se era sorto sotto cattiva stella quel giorno in cui aveva perso tutto, forse che gli venne a mancare anche la luce interiore del cuore? Anzi! rimase costante in quella luce e disse: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; come è piaciuto al Signore così è avvenuto. Sia benedetto il nome del Signore! 11 Egli lodò Dio tutti i giorni, se è vero che lo lodò anche in un giorno così sfortunato. È una dottrina semplice quella di lodare Dio incessantemente, dicendo a lui con sincerità di cuore e non falsamente: Benedirò il Signore in ogni tempo; la sua lode sarà sempre sulla mia bocca 12. È una dottrina semplice essere convinti che Dio quando dona dona per misericordia, quando toglie toglie per misericordia. Come quindi non ti devi credere abbandonato dalla divina misericordia quando Dio ti accarezza con doni (ciò fa perché non ti scoraggi), così nemmeno quando ti fa esperimentare la sua severità, cosa che egli dispone perché non ti rovini nella tua gioia. Lodalo dunque quando ti favorisce con doni e quando ti prova con flagelli: lodare chi ti flagella è una medicina per le tue ferite. Dice: Di giorno in giorno ti benedirò. Sì, fratelli, beneditelo proprio ogni giorno; benedite Dio qualunque cosa vi accada, in quanto è opera sua anche il fatto che vi risparmi ciò che non riuscireste a sopportare. Se quindi le cose ti van bene, devi essere nel timore né prendere l’atteggiamento di chi mai abbia ad essere tentato. Se infatti non sarai mai tentato, mai sarai provato. Ora, non è meglio essere tentato e superare la prova anziché non aver tentazioni ed essere riprovato? E loderò il tuo nome nel secolo e nel secolo del secolo.

Motivo della lode, l’infinita grandezza di Dio.

5. [v 3.] Grande [è] il Signore e straordinariamente degno di lode. In che misura avrebbe dovuto dirlo [degno di lode]?, o quali parole avrebbe dovuto cercare? Quanta ricchezza di contenuto non avrà inteso racchiudere in quello straordinariamente? Immagina quanto ti pare, ma, se è un essere che non siamo in grado di afferrare, come riusciremo a pensarlo? Egli è straordinariamente degno di lode e la sua grandezza non ha limiti. Ha detto: Straordinariamente perché la sua grandezza non ha limiti. Se pertanto fai un atto della volontà e cominci a lodarlo, non credere che possa esaurire la tua lode, se è vero che è senza limiti la grandezza di lui. Se la sua grandezza è illimitata, non crederti capace di lodarlo adeguatamente. Non è quindi meglio che, com’egli è senza limiti, così sia senza limiti la lode che gli tributi? La sua grandezza è illimitata: sia quindi illimitata anche la tua lode. Cosa è stato detto della sua grandezza? La sua grandezza non ha limiti. E della tua lode cosa si dice? Loderò il tuo nome nel secolo e nel secolo del secolo. Ne segue che, com’è senza limiti la sua grandezza, così dovrà essere illimitata la tua lode. Nemmeno quando sarai morto alla vita presente interromperai la lode del Signore. È vero che è stato scritto: I morti non ti loderanno, Signore 13; ma le parole riguardano quei morti di cui si dice: Dal morto, come da colui che non è, esula la lode 14, non quegli altri di cui diceva [il Signore]: Chi crede in me, anche se è morto, vivrà 15. In effetti, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe non è un Dio dei morti ma dei vivi 16. Se infatti non ci sarà tempo in cui tu non sia di Dio, non si darà nemmeno tempo in cui tacerà in te la tua lode. Potrai temere che, se durante la vita presente sei un uomo di Dio, non lo sarai più dopo la morte? Ascolta l’Apostolo e com’egli con la sua promessa ti tranquillizza. Dice: Sia che viviamo, viviamo per il Signore; sia che moriamo, moriamo per il Signore; dunque, sia che viviamo sia che moriamo, siamo del Signore 17. Ma come è potuto accadere che, anche morto, tu appartenga a lui? Perché Dio ti ha riscattato a prezzo del suo sangue, affrontando perfino la morte. Come vuoi che si lasci sfuggire il servo morto quando la sua morte è stata il prezzo del tuo riscatto? In vista di ciò, dopo aver detto: Sia che viviamo sia che moriamo, siamo del Signore, per mettere in risalto quel tuo prezzo, dice: Per questo infatti Cristo è morto ed è risorto, per essere Signore dei vivi e dei morti 18.

La lode di Dio originata dalla considerazione delle sue opere.

6. [v 4.] Resta il fatto che la sua grandezza non ha limiti e che noi siamo obbligati a lodarlo anche se non lo comprendiamo appieno. Se infatti lo comprendessimo, la sua grandezza sarebbe limitata; se al contrario la sua grandezza non ha limiti, di lui possiamo, sì, comprendere qualcosa ma nella sua immensità Dio non possiamo certo comprenderlo. Siamo quindi come sopraffatti dalla sua grandezza; tuttavia per essere ristorati dalla sua bontà poniamoci a mirare le sue opere, e mirando le opere lodiamo l’artefice, mirando l’edificio lodiamo l’architetto, mirando le creature lodiamo il Creatore. Diamo uno sguardo alle cose che ha fatte in questo mondo, cose a noi note e palesi, poiché quante altre ne abbia create la sua immensa bontà e sconfinata grandezza, chi lo conosce?. In realtà noi possiamo spingere il nostro sguardo, per quanto acuto esso sia, soltanto fino al cielo e, fissati il sole, la luna e le stelle, dobbiamo ridiscendere sulla terra. Entro i limiti di questo spazio si spinge liberamente la nostra capacità visiva, ma chi sarà in grado di spingere oltre i cieli l’acume dell’occhio, non dico del corpo, ma anche dello spirito? Per quel tanto dunque che ci son note le sue opere, lodiamo Dio muovendo appunto da queste opere. Dalla creazione del mondo, infatti, le prerogative invisibili di lui ci si fan vedere e penetrare attraverso le cose create 19. La generazione e la generazione loderà le tue opere. Ogni generazione loderà le tue opere. È infatti probabile che generazione e generazione significhi tutte le generazioni. Né si richiedeva che avesse ripetuto generazione e generazione fino a che non avesse esaurito il numero di tutte le generazioni. La semplice ripetizione usata da chi parla è, per la mente di chi riflette sulle sue parole, una proiezione verso l’infinito. Ecco la presente generazione, quella che adesso è sulla terra: come è venuta così se ne andrà; comunque è lei che ora loda le opere di Dio. Poi ne succederà un’altra a cui la prima farà posto: anche questa loderà certamente le opere di Dio. Dopo di questa ce ne sarà un’altra ancora, e sino alla fine del mondo quante generazioni! In relazione a questo dice: La generazione e la generazione loderà le tue opere. O non sarà vero piuttosto che, ripetendo la parola, ci ha voluto inculcare due particolari generazioni? Cioè: la presente generazione nella quale siamo figli di Dio e l’altra generazione in cui saremo figli della resurrezione? La Scrittura stessa parla di figli della resurrezione e chiama la resurrezione nuova generazione. Dice: Nella rigenerazione quando il Figlio dell’uomo sederà nella sua maestà 20. E parimenti in un altro luogo: Difatti non si mariteranno né si ammoglieranno, essendo figli della resurrezione 21. Ecco come la generazione e la generazione loderà le tue opere. Lodiamo le opere del Signore adesso, mentre viviamo nella presente condizione mortale, e se le lodiamo ora che siamo gravati da ceppi, come non le loderemo quando saremo coronati? Ebbene, adesso mentre dura la presente generazione, consideriamo le opere del Signore, che ci è dato mirare, e ripetiamo ciò che in sua lode è detto: La generazione e la generazione loderà le tue opere, perché la tua grandezza non ha confini. Ci è sufficiente mirare le tue opere per lodare te che di tali opere sei l’autore.

Lodare Dio per i benefici elargiti all’uomo.

7. E proclameranno la tua potenza. Non per altro motivo infatti gli uomini loderanno le tue opere se non per proclamare la tua potenza. Nella scuola si presentano ai fanciulli cose da lodare, e tutte queste cose che si propongono per essere lodate son opere di Dio. S’invita l’uomo a lodare il sole, il cielo, la terra, e, per scender a cose più modeste, gli si fa lodare la rosa, l’alloro. Son tutte opere di Dio, e si presentano, si accettano, si lodano. Si elogiano le opere, senza dir nulla dell’artefice! Io al contrario voglio che attraverso le opere venga lodato il Creatore: non mi piace il lodatore ingrato. Come fai, del resto, a lodare l’opera e a non dir nulla di colui che l’ha fatta? Quasi che, mancando lui e la sua grandezza, tu avresti ugualmente qualcosa da lodare! Ma nelle cose visibili cos’è che tu lodi? La bellezza, l’utilità, qualche energia o potere proprio di tali cose. Orbene, se ti incanta la loro bellezza, cosa c’è di più bello di chi le ha fatte? Se ne decanti l’utilità, cos’è più utile del Creatore dell’universo? Se ne lodi il vigore, cos’è più potente di colui dal quale tutto fu creato, non solo ma, anche dopo create, le creature non vengono abbandonate ma vengono tutte sorrette e ordinate? Quando dunque la generazione e generazione dei tuoi servi loda le tue opere loda te, e non ti loda come certi ciarloni, in realtà muti, che mentre lodano la creatura dimenticano il Creatore. Come dunque ti loda? E proclameranno la tua potenza. Lodando le tue opere proclamano la tua potenza. Questi lodatori, fedeli santi e buoni, sono lodatori veraci, non ingrati verso la grazia. Se lodano le diverse opere di Dio, eccelse o umili, celesti o terrestri, fra queste varie opere divine che lodano trovano anche se stessi, che son certamente opera di Dio. Se infatti è vero che egli ha creato tutto, fra le diverse opere ha creato anche noi. Lodando quindi le opere di Dio, dovrai lodare anche te stesso in quanto anche tu sei opera di Dio. Ma allora come la metterai con le parole: Non ti lodi la tua bocca 22? Ecco trovato come tu possa insieme e lodare te stesso ed evitare l’orgoglio. In te loda Dio, non te stesso. Lodati non perché tu sei così e così, ma perché lui ti ci ha fatto; non perché tu sia in grado di fare questo o quello, ma perché in te e per te è lui che lo può. In questo modo loderanno te e proclameranno la tua potenza. Non la loro ma la tua. Imparate pertanto a lodare come si deve. Osservando le opere, ammiratene l’artefice: ringraziando, non insuperbendovi. Lodatelo perché è stato lui a fare, lui a stabilire così, lui a elargire tali doni.

Amare Dio perché è amabile e terribile.

8. [vv 5.6.] Nota cosa aggiunga. Dice: Proclameranno la tua potenza. E parleranno della magnifica gloria della tua santità, e racconteranno le tue meraviglie, e diranno la potenza delle tue cose terribili e narreranno la tua grandezza. Erutteranno il ricordo dell’abbondanza della tua soavità. Esclusivamente la tua. Guarda poi se questo osservatore delle opere [di Dio] devii per caso dall’artefice all’opera; osserva se scenda dal Creatore alle creature. Delle cose create s’è fatto una scala per ascendere al Creatore, non uno scivolo per discendere da lui alle cose. Se amerai le cose più del Creatore, non giungerai al possesso di lui. E allora, cosa ti gioverebbe possedere l’abbondanza delle opere, se fossi privo dell’artefice? Ama quindi anche le opere, si capisce, ma più [delle opere] ama lui e ama le opere in ordine a lui. Proclama la sua potenza, parla dello splendore e della gloria della sua santità, racconta le sue gesta mirabili, predica il vigore dei suoi interventi terribili. Egli infatti è amabile e insieme terribile. Non è uno che carezza e non minaccia. Se non carezzasse, saremmo senza incoraggiamenti; se non minacciasse, non avremmo alcun richiamo. Quanti dunque vorranno lodarti racconteranno anche la potenza delle tue cose terribili; parleranno del potere che ha qualche tua creatura di punire e di trattare con severità; non lo taceranno. Non predicheranno [solo] il tuo regno eterno passando sotto silenzio il fuoco eterno. La lode di Dio mira infatti a rinsaldarti nella [retta] via; quindi deve mostrarti e quel che devi amare e quel che devi temere, quel che devi desiderare e quel che devi fuggire, quel che devi scegliere e quel che devi rifiutare. E il tempo della scelta è adesso; dopo ci sarà il tempo della ricompensa. Si parli dunque della potenza dei suoi interventi terribili. E – dice – narreranno la tua grandezza, certamente infinita, se della tua grandezza non ci sono limiti. Essi non ne taceranno. Quella tua grandezza – ripetodi cui sopra dicevo che della tua grandezza non ci sono limiti: questa narreranno. Come la narreranno se è infinita? La narreranno lodandola; e come essa è illimitata, così sarà illimitata anche la lode. Cerchiamo un argomento che ci dimostri come la sua lode non avrà fine? Dice: Beati coloro che abitano nella tua casa; nei secoli dei secoli ti loderanno 23. E narreranno quella tua grandezza [a noi ben nota], quella che è infinita.

Udire e predicare la bontà del Signore.

9. [v 7.] Erutteranno il ricordo dell’abbondanza della tua soavità. O banchetto felice! Cosa mangeranno coloro che erutteranno così? Il ricordo dell’abbondanza della tua soavità. E che significa: Il ricordo dell’abbondanza della tua soavità? Che tu non ti sei dimenticato di noi quando noi ci eravamo dimenticati di te. Ogni uomo infatti aveva dimenticato Dio, ma Dio non s’era dimenticato delle sue opere. Questo ricordo che egli ha serbato di noi, questo fatto che egli non ci ha dimenticati, noi dobbiamo predicare, raccontare a tutti. E siccome si tratta di un ricordo dolce, dobbiamo e mangiarlo ed eruttarlo. Mangialo in modo che possa eruttarlo: ricevilo in modo che possa donarlo. Mangi infatti quando impari, erutti quando insegni; mangi quando ascolti, erutti quando predichi: comunque, quello che hai prima mangiato erutti poi. Osserva un istante quel ghiottone insaziabile dell’apostolo Giovanni. Non gli bastò partecipare alla stessa mensa del Signore ma pretese adagiarsi sul petto di lui 24 per bere dal suo intimo i misteri di Dio. Cosa poi eruttò? In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio 25. Ebbene, erutteranno il ricordo dell’abbondanza della tua soavità. In che senso non basta eruttare il tuo ricordo, né il ricordo della tua abbondanza, né quello della tua soavità, ma il ricordo dell’abbondanza della tua soavità? In realtà, che vantaggio reca una cosa che, anche se abbonda, non è gustosa? Parimenti sarebbe sgradita una cosa che, sia pur piacevole, fosse scarsa.

L’opera della grazia divina in noi.

10. Essi dunque erutteranno il ricordo dell’abbondanza della tua soavità, perché tu non ti sei dimenticato di noi e, appunto perché non dimentico di noi, ci hai ammoniti per ridestare anche la nostra memoria. Si ricorderanno e si volgeranno a te tutti i confini della terra 26. Essi erutteranno il ricordo dell’abbondanza della tua soavità, convinti che in loro nulla c’è di buono che non sia da te. Sono inoltre convinti che non si sarebbero potuti volgere a te se non fossero stati richiamati da te e che non avrebbero potuto pensare a te se tu ti fossi dimenticato di loro. Riflettendo per un dono della tua grazia su tutte queste cose, essi esulteranno nella tua giustizia. Considerando per un dono della tua grazia queste cose – ripeto – esulteranno nella tua giustizia, non nella loro. Fratelli, se volete eruttare la grazia, bevete la grazia. Che significa: Bevete la grazia? Conoscete la grazia, intendete la grazia. Prima d’esistere noi non c’eravamo in alcuna maniera, e siamo stati fatti uomini mentre prima non eravamo nulla. Fatti uomini dalla radice di quell’antico peccatore, noi eravamo perversi e per natura figli dell’ira, come gli altri 27. Ebbene, guardiamo alla grazia di Dio, non solamente per averci egli creati ma anche per averci chiamati alla nuova vita. A colui infatti a cui dobbiamo l’esistenza dobbiamo anche la giustificazione. Che nessuno attribuisca a Dio la propria esistenza e a se stesso la propria giustizia. Sarebbe di maggior pregio ciò che vorresti attribuire a te che non quello che attribuisci a lui. È infatti pregio più grande l’essere giusto che l’essere uomo, e tu dài a Dio il meno mentre a te dài il più. Dà invece a lui tutto quanto, loda Dio per la totalità [dei doni]; non sottrarti dalla mano dell’artefice. Chi è stato a farti esistere? Non sta forse scritto che Dio prese del fango della terra e ci plasmò l’uomo 28? Prima d’essere uomo eri fango; prima d’essere fango non eri niente. Ma devi ringraziare il tuo artefice non per la sola creazione; ascolta un altro intervento, che è pure una creazione. Dice: Non per le opere, affinché nessuno se ne vanti 29. Ma colui che dice: Non per le opere, affinché nessuno se ne vanti, cosa ha affermato prima? Mediante la grazia siete stati salvati attraverso la fede e questo non per opera vostra 30. Parole dell’Apostolo, non mie. Mediante la grazia siete stati salvati attraverso la fede e questo (cioè l’essere stati salvati attraverso la fede) non per opera vostra. In effetti la semplice menzione de la grazia lasciava intendere che non era per opera vostra, ma per escludere ogni altra interpretazione si degnò parlare più apertamente. Dammi un’anima in grado di capire: egli ha detto tutto. Siete stati salvati mediante la grazia. Sentendo la parola grazia, intendi gratis. E se gratis, tu non vi hai apportato nulla, non hai meritato nulla, poiché se si fosse trattato d’una qualche ricompensa accordata a meriti [precedenti], non sarebbe stata una grazia ma, appunto, un compenso. Dice: Mediante la grazia siete stati salvati attraverso la fede. Spiegaci un po’ queste tue parole in una maniera più chiara a motivo di certi presuntuosi, di certi tipi che cercano di lusingare se stessi e misconoscendo la giustizia di Dio vogliono affermare una loro propria giustizia. Ascolta lo stesso concetto con parole più chiare. Dice: E questo, cioè che siete stati salvati mediante la grazia, non è per opera vostra ma è dono di Dio 31. Ma potrebbe darsi che anche noi abbiamo fatto qualcosa per meritare i doni di Dio. Dice: Non è dalle opere affinché nessuno se ne glori. E allora? Non siamo noi ad operare il bene? Certo che lo operiamo. Ma come? Con la forza di colui che opera in noi. Con la fede infatti noi facciamo spazio nel nostro cuore a colui che in noi e per nostro mezzo opera il bene. Ascolta in qual maniera tu operi il bene. Di lui infatti siamo fattura, creati in Cristo Gesù per le opere buone, nelle quali dobbiamo camminare 32. Questa è la copiosa abbondanza di dolcezza che la sua memoria produce in noi. Eruttando questa dolcezza, i suoi predicatori esulteranno per la sua giustizia, non per la loro giustizia personale. Cosa hai compiuto infatti per noi, o Signore, oggetto della nostra lode, perché noi fossimo, ti lodassimo, esultassimo della tua giustizia, eruttassimo il ricordo dell’abbondanza della tua dolcezza? Diciamolo e dicendolo innalziamo la lode.

Speranza, disperazione e loro conseguenze.

11. [v 8.] Misericordioso e compassionevole [è] il Signore, longanime e molto misericordioso; il Signore [è] buono verso di tutti e le sue misericordie [si estendono] a tutte le sue opere. Se egli non fosse così, nulla potrebbe esigere da noi. Osserva te stesso! e peccatore qual eri, cosa meritavi? avendo disprezzato Dio, cosa meritavi? Pensaci e vedrai che null’altro ti sarebbe spettato se non la punizione e il supplizio. Non può sfuggirti che cosa ti fosse dovuto e che cosa invece ti ha dato colui che dà gratuitamente. Ti è stato dato il perdono quand’eri peccatore; ti è stato dato lo Spirito che giustifica; ti sono stati dati l’amore e la carità con cui sei in grado di compiere ogni bene; inoltre egli ti darà la vita eterna in compagnia degli angeli. Tutto per sua misericordia. Non vantare in alcun modo i tuoi meriti, poiché anche questi tuoi meriti sono doni suoi. E per la tua giustizia esulteranno 33. Misericordioso e compassionevole [è] il Signore, tu che facesti gratuitamente tutte le cose. Longanime: non sopporta infatti i più grandi peccatori? Misericordioso e compassionevole [è] il Signore in coloro che ha già perdonati, invece in coloro che non ha ancora perdonati [è] longanime perché non condanna ma aspetta e mentre aspetta grida: Convertitevi a me e io mi volgerò a voi 34; anzi, esagerando nel pazientare dice: Non voglio la morte dell’empio ma che si converta e viva 35. Egli dunque è tollerante; tu però, seguendo il tuo cuore duro e impenitente, ti accumuli ira per il giorno della vendetta e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere 36. Egli infatti è, sì, adesso longanime nel pazientare, ma ciò non gli impedirà di essere un giorno giusto nel castigare. Egli ha distinto i diversi tempi: ora ti chiama, ora ti esorta, aspetta che tu rinsavisca, e tu invece tardi! Grande misericordia è anche l’averti lasciato nell’incertezza riguardo alla durata della vita, non facendoti conoscere il giorno in cui te ne andrai. Mentre ogni giorno ti riprometti di dover partire, una buona volta finalmente ti convertirai; e anche questo è un tratto della sua grande misericordia. Se viceversa a tutti avesse indicato il giorno [della loro morte], dando una tale sicurezza avrebbe provocato un aumento di peccati. Egli ti ha dato la speranza del perdono, che ti impedisce di disperarti e d’accrescere il numero dei peccati. In materia di peccato infatti si deve temere e la speranza e la disperazione. Osservate le parole di uno che aumenta i peccati a causa della disperazione, e osservate ancora le parole di chi aumenta i peccati a motivo della speranza. Ai due casi però – notate anche questo – ha ovviato la Provvidenza misericordiosa di Dio. Ascolta la voce del disperato. Dice: Ormai sono dannato; perché non dovrei fare quel che più mi gusta? Ascolta ora la voce di chi spera [falsamente]: La misericordia di Dio è sconfinata; quando mi convertirò, mi perdonerà ogni cosa; perché non dovrei fare quel che più mi gusta? L’uno pecca perché disperato, l’altro pecca perché animato da [falsa] speranza. Due estremi da temersi, due atteggiamenti pericolosi. Guai se ti disperi! Guai se speri malamente! E come pone rimedio la misericordia di Dio a questo duplice pericolo e sventura? Cosa dici tu che vorresti peccare perché disperato? Ormai non ho più scampo, sarò dannato: perché non fare quel che mi pare? Ascolta la Scrittura: Non voglio la morte dell’empio ma che si converta e viva 37. Questa voce divina gli restituisce la speranza, ma c’è da temere l’altro tranello, che cioè pecchi ancora e proprio per tale speranza. Cos’è quello che dicevi anche tu quando volevi moltiplicare i peccati proprio a causa della speranza? Quando mi convertirò Dio mi condonerà ogni debito; e allora voglio fare come mi pare e piace. Ascolta anche tu la Scrittura: Non tardare a convertirti al Signore, né differire [la conversione] di giorno in giorno; improvvisa infatti sopraggiungerà la sua ira e nel tempo della vendetta ti spazzerà via 38. Non dire dunque: Domani mi convertirò, da domani cercherò di piacere a Dio; allora mi saranno perdonate le colpe di oggi, di ieri, tutte. È vero quel che dici, cioè che Dio, se ti converti, ti ha assicurato il perdono; ma non ti ha promesso affatto il domani perché tu possa differire [la conversione].

Misericordia e severità di Dio.

12. [v 9.] Buono [è] il Signore verso di tutti e le sue misericordie [si estendono] a tutte le sue opere. Perché allora condanna? perché flagella? O che forse coloro che, condanna e flagella non sono sue opere? Lo sono senz’altro. Vuoi quindi constatare come sopra tutte le sue opere [si estendano] le sue misericordie? Si tratta di quella longanimità per cui fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi. E non è dono delle sue misericordie verso tutte le sue opere se piove sui giusti e sugli ingiusti 39? Non è [tutto questo] frutto delle sue misericordie verso tutte le creature? Perché longanime, attende il peccatore dicendo: Convertitevi a me e io mi volgerò a voi. Non si tratta qui delle sue misericordie verso tutte le sue creature? Solo quando dirà: Andate al fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e i suoi angeli 40, non vi sarà più misericordia ma severità. La misericordia di lui s’era riversata sulle opere di lui; la sua severità non è per l’opera di lui ma per le opere tue. Se toglierai le tue opere cattive e in te non rimarrà altro che l’opera di Dio, la sua misericordia non ti abbandonerà; se invece tu non ti libererai delle opere tue, su queste tue opere, non sull’opera di Dio, si riverserà la sua severità.

In che senso ogni creatura loda Dio.

13. [v 10.] Confessino a te, Signore, tutte le tue opere e i tuoi santi ti benedicano. Tutte le tue opere confessino a te. Cosa dice mai? Non è forse opera di lui la terra? o non son opera di lui le piante, gli animali, le bestie feroci, i pesci, gli uccelli? Forse che non son tutti opera di lui? Certo, tutti questi esseri sono opera di Dio. In che modo, allora, potranno questi esseri confessare a lui? Ben vedo come nell’angelo – poiché anche l’angelo è opera di Dio – la creatura confessi al Creatore. Così anche per l’uomo: è un’opera di Dio e quando confessa a lui è un’opera di Dio che confessa. Ma forse che le piante e le pietre hanno una voce che loro consenta la confessione? Sì, tutte le opere di Dio confessino a lui. Ma cosa dici? Anche la terra e le piante? Tutte le sue opere. Se tutte lodano, perché non tutte potranno confessare? Si parla infatti di confessione non soltanto quando ci si accusa dei peccati, ma anche quando si loda. Che non succeda che, tutte le volte che sentite parlare di confessione, l’intendiate solo e sempre di confessione dei peccati! È questa una persuasione assai comune, al segno che, quando alla lettura della parola divina risuona questo termine, subito e come per abitudine ci si batte il petto. Ascolta però come ci sia una confessione in senso di lode. Aveva forse peccati il nostro Signore Gesù Cristo? Eppure diceva: Ti confesso, o Padre, Signore del cielo e della terra 41. È una confessione che consiste nel lodare. In che senso intenderemo quindi le parole: Confessino a te, Signore, tutte le tue opere? Ti lodino tutte le tue opere. In fatto di lode, però, ritorna lo stesso problema che sì presentava prima a proposito della confessione. Se infatti non potevano confessare la terra, le piante e tutte le creature inanimate perché prive di voce, per lo stesso motivo, in quanto cioè prive di voce, saranno incapaci di lodare. Eppure non son tutte, queste creature, enumerate da quei tre fanciulli mentre camminavano tra le fiamme, che non li toccavano, ed essi avevano agio non solo di non bruciare ma anche di lodare Dio? A tutte, da quelle del cielo a quelle della terra, si dice: Benedite, cantate l’inno, ed esaltatelo nei secoli 42. Ecco come cantano l’inno. Nessuno pensi che la muta pietra o il muto animale abbia razionalità e sia in grado di comprendere Dio. Quanti credettero questo si allontanarono molto dalla verità. Dio dispose secondo un ordine tutti gli esseri che aveva creati. A certuni diede sensibilità, intelletto e immortalità. Così gli angeli. Ad altri diede sensibilità ed intelletto in una condizione mortale. Così gli uomini. Ad altri ancora diede una sensibilità corporale, senza dar loro né l’intelletto né l’immortalità. Così i bruti. Ad altri finalmente non diede né sensibilità né intelligenza né immortalità. Così le erbe, le piante, le pietre. Tuttavia neppure questi esseri nella loro specie possono esimersi [dalla lode di Dio], essendo la creazione ordinata secondo una certa graduatoria che va dalla terra al cielo, dalle cose visibili a quelle invisibili, dalle cose mortali a quelle immortali. Questo intreccio dei vari esseri creati, la loro bellezza perfetta nel suo ordine, che dalle cose infime si eleva alle più eccelse per ridiscendere da queste alle più insignificanti, senza interruzioni ma non senza il mutuo compensarsi degli esseri [fra loro] differenti, tutto questo loda Dio. Ma in che senso l’universo creato loda Dio? In quanto tu, mirando la creatura e trovandola bella, in essa lodi Dio. La bellezza della terra è come una voce muta che si leva dalla terra. Tu ci mediti, vedi la sua bellezza, la sua fecondità, le sue risorse; vedi come si riproduca un seme facendo germogliare il più delle volte una cosa diversa da quella che era stata seminata. Osservi tutto questo e con la tua riflessione quasi ti metti a interrogarla: la stessa ricerca è una specie d’interrogatorio. Pieno di stupore, continui la ricerca e scrutando la cosa a fondo scopri una grande potenza, una grande bellezza e uno stupefacente vigore. Non potendo avere in sé né da sé questo vigore, subito ti vien da pensare che, se non se l’è potuto dare da sé, gliel’ha dato lui, il Creatore. In tal modo, ciò che hai scoperto nella creatura è la voce della sua confessione che ti porta a lodare Dio. Non è forse vero che, se ti metti a considerare la bellezza sparsa nell’intero mondo creato, la stessa bellezza come con un unico accento ti risponde: Non sono stata io a farmi ma Dio?.

14. [v 11.] Dunque, confessino a te, Signore, tutte le tue opere e i tuoi santi ti benedicano. Affinché i tuoi santi ti benedicano confessando le tue meraviglie, guardino prima alla confessione che si leva dal mondo creato. E ora ascolta gli accenti della loro benedizione. Cosa dicono questi tuoi santi allorché ti benedicono? Narreranno la gloria del tuo regno e parleranno della tua potenza. Quant’è potente Dio, che ha creato la terra! quant’è potente Dio, che ha riempito la terra di cose buone, che ha dato a ciascuno degli animali una vita sua propria, che ha immesso nelle profondità della terra semi così svariati da produrre tutta questa diversità di arbusti, tutta questa magnificenza di piante! Quanto è potente Dio! quanto è grande! Tu interroghi la creatura ed essa ti risponde, e dalla sua risposta, come da una confessione fatta dalla creatura, tu, santo di Dio, prendi lo spunto per benedire Dio e annunziare la sua potenza.

Lo splendore ineffabile del regno di Dio.

15. [v 12.] Per far conoscere ai figli degli uomini la tua potenza e la gloria del grande splendore del tuo regno. Sì, i tuoi santi celebrano la gloria dello splendore, veramente grande, del tuo regno: la gloria del grande splendore. C’è una grandezza che ha per soggetto lo splendore del tuo regno, cioè il tuo regno ha uno splendore, anzi un grande splendore. Se è vero che tutto ciò che splende ha da te il suo splendore, quale splendore non dovrà avere il tuo stesso regno! Non ci metta soggezione il regno; non solo, ma esso è un regno dotato di tale splendore che ci riempie di giocondità. In effetti, quale non dovrà essere lo splendore in cui saranno immersi i santi, quando sarà loro detto: Venite, benedetti del Padre mio, possedete il regno 43? Donde partiranno? dove arriveranno? Riflettete, fratelli, e, se potete e per quanto potete, pensate allo splendore del regno che ha da venire, di quel regno a proposito del quale è detto nella nostra preghiera: Venga il tuo regno 44. Questo è il regno che ci auguriamo venga; questo è il regno che i santi annunziano come prossimo a venire. Osservate il mondo presente: ha un suo splendore. Quale splendore non hanno la terra, il mare, l’aria, il cielo, gli astri! Tutte queste meraviglie non sbigottiscono chiunque si pone a considerarle? La loro bellezza non è talmente elevata da far pensare che nulla possa trovarsi di più bello? Eppure, in questo mondo, immersi in tanto splendore e in una bellezza che quasi non dubiteresti a qualificare come ineffabile, accanto a te vivono anche i vermicciattoli e i topi e tutti gli esseri che strisciano sulla terra: esseri di questa levatura vivono insieme con te in questo magnifico splendore. Quale non sarà lo splendore di quel regno dove insieme con te non vivranno se non gli angeli? Per questo gli sembrò insufficiente dire ” la gloria dello splendore “. Questo infatti lo si sarebbe potuto, dire anche d’una qualsiasi bellezza esistente in questo mondo, come dell’erba che verdeggia sulla terra o degli astri che brillano in cielo. Dicendo [la gloria] dello splendore, veramente grande; del tuo regno, inculca qualcosa che ora non vediamo ma che pur senza vedere crediamo, e credendolo desideriamo, anzi per [raggiungere l’appagamento di] questo desiderio sopportiamo ogni tribolazione. Esiste dunque la grandezza di uno splendore che, prima di vedere, dobbiamo amare per possederlo stabilmente quando ci si rivelerà.

16. [v 13.] Il tuo regno. Di qual regno parlo? È il regno di tutti i, secoli. Anche il regno dell’era presente ha un suo splendore, ma non è quella grandezza che rifulge nel regno di tutti i secoli. E il tuo dominio [si estende] per ogni generazione e generazione. È la solita ripetizione, con cui ci si indica o tutta la serie delle generazioni ovvero quella generazione che verrà, terminata la presente generazione.

Le promesse che Dio ha fatte e mantenute.

17. Il Signore [è] fedele nelle sue parole e santo in tutte le sue opere. Fedele [è] il Signore nelle sue parole. Infatti, non ci ha forse dato tutto quello: che aveva promesso? Fedele il Signore nelle sue parole. Ci sono, è vero, delle cose che ci ha promesse e non ancora date, ma sulla base di quel che ci ha dato ci si fidi di lui! Il Signore [è] fedele nelle sue parole. Anche se avesse soltanto parlato, noi potremmo fidarci di lui; lui però non s’è contentato di parole: ha voluto farci avere in mano anche la sua Scrittura. Ha fatto come quando tu, promettendo qualcosa, dici all’interessato: Se non ti fidi, ecco che te lo metto per iscritto. In realtà, una generazione va e un’altra viene, e, mentre i secoli passano, i mortali si avvicendano andandosene gli uni e succedendone altri. Per questo fu necessario che la Scrittura di Dio rimanesse immutata, quasi documento autografo lasciato da Dio che tutti i viventi sulla terra potessero leggere, ciascuno a suo tempo, e tutti incamminarsi sulla via delle promesse divine. E delle cose scritte in questo autografo quante sono quelle che già ha attuate! Certuni stentano a credergli per quanto riguarda la resurrezione dei morti e il mondo avvenire, che sono le uniche cose che restano a verificarsi. Se si mettesse in causa con gli increduli, come questi increduli non dovrebbero arrossire? Supponi che Dio venga a dirti: Tu hai in mano la mia scritta; io ho promesso il giudizio e la separazione dei buoni dai cattivi e ai fedeli ho promesso un regno eterno, e tu non ci vuoi credere? Lì nella mia scritta autentica, leggi tutta la serie delle mie promesse e insieme con me tira le somme. Non c’è dubbio che, contando le promesse già realizzate, puoi persuaderti che realizzerò anche quanto mi resta da mantenere. In quel documento autografo trovi come io avevo promesso il mio unico Figlio; ebbene, non l’ho risparmiato ma l’ho immolato per tutti voi 45. Metti questo fra le promesse adempiute. Leggi quel documento autografo. Promisi di darvi, tramite il mio Figlio, il pegno dello Spirito Santo 46. Conta questo tra le promesse adempiute. Nello stesso documento promisi la morte e le corone che sarebbero toccate in sorte ai gloriosissimi martiri. Conta questo tra le promesse adempiute. La Massa [candida] ti rammenti come io abbia saldato il mio debito. Ma ancora una parola su questa gloria che è stata conseguita dai martiri. In quel documento autentico era narrata la promessa, là dov’era scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno 47, e c’era narrato anche l’adempimento. Dice: Fremono le genti e i popoli macchinano cose vane; si fanno avanti i re della terra e i principi si collegano insieme contro il Signore e contro il suo Messia 48. Si son dunque collegati insieme i principi e hanno cospirato contro i cristiani. Ebbene? Non avevo forse promesso in quel solito documento la conversione dei loro re, mantenendo poi la promessa nella realtà dei fatti? Osserva un testo riguardante la promessa: Lo adoreranno tutti i re della terra; tutte le genti lo serviranno 49. Ingrato che altro non sei! leggi l’obbligazione, ne controlli la soddisfazione e non credi alla promessa? Leggi un’altra parola sempre in quel mio documento. Fremono le genti, e: I nemici dicono del male contro di me, cioè contro Cristo. Quando morrà e perirà il suo nome? 50 Son, tutte queste, cose che han detto e fatto; ebbene leggi cosa avevo io promesso e come mi ero obbligato a rispettare la promessa. Il Signore prevarrà su di loro e sterminerà tutti gli dèi delle genti della terra; e lo adoreranno ciascuno dal suo paese 51. In effetti ha già vinto, ha sterminato tutti gli dèi della terra. Non è questo quello che Dio sta facendo attuando le promesse? Pone sotto gli occhi di tutti il soddisfacimento dei suoi debiti: qualcuno ne ha soddisfatto al tempo dei nostri padri e noi non ne siamo stati testimoni, qualche altro invece ne ha soddisfatto al nostro tempo senza che potessero vederlo i nostri padri; in ogni generazione va adempiendo le promesse contenute in quel suo scritto. E cosa rimane ancora? Non gli si presterà fede nemmeno dopo che ha mantenuto tante promesse? Cosa rimane? Ecco, hai potuto fare i conti. Ha mantenuto un gran numero di promesse capitali, e sarà diventato immeritevole di fiducia per quel che concerne le poche che rimangono? Certo no! Perché? Perché fedele è il Signore nelle sue parole e santo in tutte le sue opere.

Varie specie di cadute.

18. [v 14.] Il Signore dona stabilità a tutti coloro che cadono. Ma chi sono coloro che cadono? Tutti assolutamente siamo gente che cade, ma cadiamo ciascuno in modo diverso. Difatti molti cadono staccandosi da lui, altri invece cadono abbandonando i loro pensieri 52. Avevano cattivi pensieri ma se ne allontanano e così cadono: e il Signore dona stabilità a tutti coloro che cadano. Coloro che pur di rimanere santi, in questo mondo subiscono perdite e sono disprezzati a livello umano; coloro che da ricchi si fanno poveri, da nobili si fanno meschini, e ciononostante si conservano santi dinanzi a Dio: tutti costoro son come gente che cade. C’è però il Signore che dona stabilita a tutti coloro che cadono. Sette volte cade il giusto e si risolleva, mentre gli empi restano sfibrati nel [loro] male 53. Se il male si abbatte sugli empi, questi ne restano affranti; se invece si abbatte sui giusti, il Signore dona stabilità a tutti quelli che cadono. Giobbe era uno di questi ” caduti “: aveva perso la gloria e lo splendore delle cose materiali di cui prima riluceva, sia pur provvisoriamente; era precipitato perdendo la gloria della sua casa. Volete constatare quanto fosse stata grande la sua caduta? Sedeva su di un letamaio! Eppure, caduto così in basso, il Signore gli diede stabilità. Fino a qual punto lo rese stabile? Ricordate come fosse colpito per tutto il corpo da una piaga ributtante. Ridotto in quella condizione, ebbe la forza di rispondere alla moglie che lo tentava (era la sola persona lasciatagli dal demonio come sua collaboratrice!) con le parole: Hai parlato come una donna stolta. Se dalla mano del Signore abbiamo ricevuto i beni, perché non dovremmo sopportarne anche i mali? 54 Che stabilità non ha dato a questo “caduto”! Il Signore dona stabilità a tutti coloro che cadono. Dice: Il giusto, se cadrà, non si lascerà turbare, perché il Signore dona fermezza alla sua mano 55. E solleva tutti i prostrati: tutti quelli che son dalla sua parte. Poiché ai superbi Dio resiste 56.

Preghiera esaudita e non esaudita.

19. [v 15.] Gli occhi di tutti sperano in te e tu dài a loro il cibo a tempo debito. Proprio come chi distribuisce il cibo ai malati, tu lo dài al tempo opportuno, cioè quando il malato lo deve prendere; e dài quel cibo che l’altro deve prendere. Succede quindi che talora lo si desìderi ed egli non lo dia: l’incaricato della cura conosce l’ora in cui lo deve dare. Perché dico queste cose, fratelli? Ecco uno che si presenta a Dio per chiedere cose convenienti e non viene esaudito (se infatti chiedesse cose sconvenienti sarebbe esaudito a suo danno). Chi dunque ricorre a Dio chiedendo cose giuste, se non viene esaudito non deve perdersi d’animo, non deve abbattersi. I suoi occhi aspettino il cibo che egli dà al tempo opportuno. Se non [lo] dà, lo fa perché non diventi dannoso ciò che dà. Non chiedeva infatti una cosa cattiva l’Apostolo quando scongiurava il Signore che gli togliesse lo stimolo della carne, l’angelo di satana da cui era schiaffeggiato. Eppure, per quanto supplicasse, non ottenne [ciò che chiedeva] perché era ancora tempo di esperimentare la propria debolezza e non ancora il momento giusto per ricevere il cibo. Gli disse: Ti basta la mia grazia, poiché la virtù si perfeziona nella debolezza 57. Il diavolo chiese di tentare Giobbe e l’ottenne 58. Riflettete, miei fratelli, su questo grande mistero: un mistero che dovete apprendere, meditare di frequente, tener fisso nell’animo, né mai dimenticarlo, quando soprattutto abbondano le tentazioni di questo mondo. Che dirò dunque? Che si debbano mettere sullo stesso piano un apostolo e il diavolo? Supplica l’Apostolo e non ottiene; chiede il diavolo e ottiene. Ma l’Apostolo, se non ottenne, fu perché crescesse in perfezione; il demonio, se ottenne, fu per sua condanna. In ultimo, al momento opportuno, anche Giobbe ottenne la salute; prima però subì una lunga dilazione [perché fosse provato!] e per lungo tempo giacque coperto di piaghe. Parlò molto, supplicando Dio che lo liberasse dai tormenti, ma Dio non lo liberò. Fu esaudito con maggiore prontezza il diavolo nella sua richiesta di tentarlo che non Giobbe stesso nella sua richiesta di guarigione. Da tutto questo imparate a non brontolare contro Dio, nemmeno nel caso che egli si rifiuti di esaudirvi; e che non succeda che cessino sulle vostre labbra le parole scritte sopra: Ogni giorno ti benedirò 59. Guardate il Figlio Unigenito di Dio. Era, sì, venuto a patire, a pagare debiti da lui non contratti, a morire per mano dei peccatori, a cancellare col suo sangue il documento legale che esigeva la nostra morte. Era venuto per tutto questo; eppure, per mostrarti un esempio di pazienza, prese e trasformò il nostro corpo miserabile rendendolo conforme al suo corpo glorioso 60. E disse: Padre, se è possibile passi da me questo calice 61. E per adempiere la parola scritturale: Ogni giorno ti benedirò, sebbene non ottenesse ciò che mostrava di chiedere, disse: Tuttavia non ciò che voglio io ma ciò che vuoi tu, Padre. Gli occhi di tutti sperano in te e tu dài loro il cibo a tempo debito.

20. [v 16.] Apri la tua mano e riempi di benedizione ogni vivente. Sebbene qualche volta ti rifiuti di dare, tuttavia al momento opportuno dài. Rimandi, non neghi, per dare al momento opportuno.

21. [v 17.] Giusto [è] il Signore in tutte le sue vie. Sia che colpisca sia che risani, egli è giusto e presso di lui non c’è ingiustizia. Non per altro tutti i santi, quando vennero a trovarsi nella prova, lodarono la sua giustizia e poi chiesero i suoi doni. Prima dissero: È giusto quello che fai. Così pregò Daniele e così altri santi ancora: Giusti sono i tuoi decreti; a buon diritto soffriamo, meritamente soffriamo 62. Non accusarono Dio d’ingiustizia, né d’iniquità, né di insipienza. Prima, anche sotto i suoi flagelli, lo lodarono e così lo esperimentarono pronto a nutrirli. Giusto [è] il Signore in tutte le sue vie. Nessuno lo ritenga ingiusto, quando avesse a soffrire qualche male; lodi piuttosto la sua giustizia e accusi la propria colpevolezza. Giusto [è] il Signore in tutte le sue vie e santo in tutte le sue opere.

A Dio devi sempre sottometterti.

22. [v 18.] Vicino è il Signore a tutti coloro che lo invocano. Come la mettiamo allora con quell’altro detto: Accadrà che, quando mi invocheranno, io non li esaudirò 63? Bada bene però a come continua: A tutti coloro che lo invocano nella verità. Molti infatti non lo invocano nella verità. Ricorrono a lui, ma cercano altro, non lui. Perché ami Dio? Perché mi ha dato la salute. È ovvio, te l’ha data lui: da nessun altro infatti ci viene la salute, se non da lui. Dice ancora: A me, che non possedevo nulla, ha procurato una moglie ricca e sottomessa. Sì, anche questo te l’ha dato lui, è vero. Continui: Mi ha dato molti figli e tutti buoni; mi ha dato dei familiari, insomma ogni sorta di beni mi ha dato. E per questo lo ami? e, contento di questo, non aspiri ad altro? Sii affamato! continua a picchiare alla porta del padrone di casa. Ha ancora dell’altro da darti. Pur possedendo tutte le cose che dici d’aver ricevuto, sei ancora un mendico, anche se non te ne accorgi. Porti ancora con te quel cencio del tuo corpo mortale né hai ricevuto la stola della gloriosa immortalità; e, ritenendoti quasi sazio, non continui a chiedere? Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia perché essi saranno saziati 64. Se pertanto Dio è buono perché ti ha dato gli altri beni, quanto non sarai più beato quando ti avrà dato se stesso? Lo hai importunato desiderando da lui tante cose; per favore, desidera anche lui. E non ti credere che le cose richieste siano più dolci di lui o che, anche da lontano, possano essere paragonate a lui. Nella verità invoca dunque Dio colui che a tutte le cose ricevute [da Dio] preferisce Dio stesso, da cui ha ricevuto quel che lo fa godere. In effetti, come sapete, se a gente di tal sorta si propone l’ipotesi: E se Dio volesse toglierti tutte queste cose che formano la tua felicità, cosa faresti? Non lo si amerebbe più; non ci sarebbe alcuno disposto a dire: Il Signore ha dato; il Signore ha tolto; come al Signore è piaciuto così è accaduto. Sia benedetto il nome del Signore 65. Ma, probabilmente, cosa direbbe colui che Dio volesse privare [di quanto a lui donato]? O Dio, ma cosa t’ho fatto? perché tante cose hai tolte a me e le hai concesse a quegli altri? Le dài agli iniqui e le togli ai tuoi. Accusi Dio d’ingiustizia e lodi te stesso considerandoti giusto. Cambia registro! accusa te stesso e loda Dio! Sarai nel giusto quando, in mezzo ai beni che [Dio] ti procura, chi ti colma di piacere è lui, e in mezzo ai mali che subisci, Dio non ti è gravoso. Questo è invocare Dio nella verità. Quanti invocano il Signore in questo modo, egli li esaudisce. È vicino, cioè non ti ha ancora dato quel che vorresti, tuttavia ti è presente. È come quando il medico applica all’occhio o ad altre membra un rimedio che brucia. L’ammalato supplica che gli venga rimosso, il medico aspetta del tempo e non fa ciò che il malato gli chiede; tuttavia non s’allontana dal malato. Gli sta vicino e non l’ascolta; anzi non l’ascolta proprio perché vuol essergli vicino. Gli ha applicato il rimedio perché lo vuol curare, e perché lo vuol curare non fa ciò che l’altro vorrebbe. Non ti esaudisce in quella che è la tua volontà del momento, perché vuol esaudirti concedendoti in seguito la [completa] salute, che poi rientra anche questo nel desiderio della tua volontà. Difatti, anche colui che non vuol subire le scottature, vuol certamente acquistare la salute. Quindi il Signore [è] vicino a tutti coloro che lo invocano. Ma chi sono questi tutti? A tutti coloro che lo invocano nella verità. Egli consolida, rialzandoli dalla caduta, tutti coloro che lo invocano nella verità.

23. [v 19.] Farà la volontà di coloro che lo temono. La farà, la farà. Anche se non subito, la farà certamente. Sta’ sicuro! Se temi Dio facendo la sua volontà, ecco, lui da parte sua viene in qualche modo a servirti e fa la tua volontà. Ed esaudirà le loro preghiere e li salverà. Vedi al riguardo come il medico ascolta [i malati] perché abbia a salvarli. E questo quando? Ascolta l’Apostolo. Dice: Nella speranza siamo stati salvati. Ora la speranza [di ciò] che si vede non è speranza; se invece speriamo ciò che non vediamo, lo aspettiamo con pazienza 66, aspettiamo cioè la salvezza che, a detta di Pietro, è pronta per essere manifestata nei tempi della fine 67.

24. [v 20.] Di tutti coloro che lo amano ha cura il Signore; egli disperderà tutti i peccatori. Vedete come in Dio, pur così ricco di dolcezza, ci sia anche la severità. Egli salverà tutti coloro che sperano in lui, tutti i credenti, tutti quelli che lo temono e lo invocano nella verità. E disperderà tutti i peccatori. Chi son questi peccatori, se non tutti coloro che persistono nel peccato, coloro che muovono rimproveri non a se stessi ma a Dio, coloro che ogni giorno han da litigare con Dio, che disperano del perdono dei peccati e, appunto perché disperati, aggiungono delitti a delitti ovvero, ripromettendosi falsamente il perdono, per questa sicurezza non abbandonano il peccato e l’empietà? Verrà giorno in cui tutti costoro saranno divisi e si faranno quei due ben noti gruppi, che saran collocati l’uno a destra e l’altro a sinistra. Allora riceveranno i giusti il regno eterno, mentre gli altri andranno al fuoco eterno 68. E disperderà tutti i peccatori.

Conclusione del salmo.

25. [v 21.] Così stanno le cose, e noi ci siamo sentiti descrivere la benedizione del Signore, le opere del Signore, le gesta mirabili del Signore, i tratti della sua misericordia e gli interventi della sua severità. Ci siam sentiti parlare della sua Provvidenza verso tutte le sue opere e la lode che a lui tutte le opere tributano. Ora notate come, sempre a lode di lui, concluda: La mia bocca narrerà la lode del Signore, e che ogni carne benedica il suo santo nome nel secolo e nel secolo del secolo.

SUL SALMO 4

ESPOSIZIONE

Salmi e cantici.

1. [v 1.] Per la fine, salmo cantico di David. Cristo è fine della legge a giustificazione di ogni credente 1. Infatti qui fine significa perfezione, non consunzione. Ci si può chiedere se ogni cantico sia un salmo, o piuttosto ogni salmo un cantico; oppure ancora se vi sono alcuni cantici che non possono essere detti salmi, e salmi che non possono essere detti cantici. Dobbiamo considerare le Scritture, se per caso cantico non significhi letizia. Sono detti salmi quelli che sono cantati col salterio, di cui – tramanda la storia – il profeta David si serviva nei sacri misteri 2. Non è il caso qui di discutere di questo, perché sarebbe necessaria una lunga indagine e una prolungata dissertazione. Dobbiamo per ora considerare le parole dell’Uomo del Signore, dopo la risurrezione, oppure dell’uomo che crede nella Chiesa e spera in lui.

La preghiera di Cristo.

2. [v 2.] Quando l’ho invocato, mi ha esaudito il Dio della mia giustizia. Quando lo invocavo – è detto – mi ha esaudito Dio, dal quale deriva la mia giustizia. Nella tribolazione mi hai allargato il cuore: dalle angustie della tristezza mi hai condotto nella larghezza della gioia; poiché c’è tribolazione e angustia nell’anima di ogni uomo che opera il male 3. Ma colui che dice: rallegriamoci nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione genera la pazienza, con quel che segue, fino alle parole: perché la carità di Dio è diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato 4, non ha il cuore in angustie, anche se esteriormente è angustiato dai persecutori. Il cambiamento di persona – col passare dalla terza persona, ha esaudito, subito alla seconda, mi hai allargato il cuore – se non ha lo scopo di rendere vario e armonioso il discorso, è piuttosto strano; è come se avesse infatti voluto dapprima mostrare agli uomini di essere stato esaudito, e poi rivolgersi a colui che lo ha esaudito. A meno che avendo indicato in qual modo è stato esaudito nella stessa dilatazione del cuore, abbia preferito parlare con Dio, così da mostrare anche in questo modo che cosa sia avere il cuore dilatato, cioè avere infuso nel cuore quel Dio con il quale parla in segreto. Giustamente perciò si applica questo alla persona di colui che, credendo in Cristo, è illuminato; non vedo però in quale modo tutto questo possa applicarsi alla persona stessa dell’Uomo del Signore, che la Sapienza di Dio ha assunto. Non è stato infatti da tale Sapienza qualche volta abbandonato. Ma siccome la stessa preghiera di lui è piuttosto una riprova della nostra debolezza, così anche di questo improvviso dilatarsi del cuore lo stesso Signore può parlare a nome dei suoi fedeli, la cui persona si è addossata anche quando ha detto: ero affamato, e non mi avete nutrito; ero assetato, e non mi deste da bere 5, con quel che segue. Ecco perché può dire anche qui hai dilatato a me a nome di uno dei suoi più piccoli che parla con Dio, la cui carità ha diffusa nel cuore grazie allo Spirito Santo che ci è stato donato 6. Abbi pietà di me, ed esaudisci la mia preghiera. Perché prega di nuovo, quando ha già dichiarato di essere stato esaudito e di essere stato tolto dalle angustie? Prega a cagion nostra, dato che di noi è detto: ma se speriamo ciò che non vediamo, con pazienza aspettiamo 7, oppure perché in colui che ha creduto sia portato a termine quanto ha avuto inizio.

La beatitudine della verità.

3. [v 3.] Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? Concediamo che il vostro errore si sia protratto fino all’avvento del Figlio di Dio: ma perché siete anche ora duri di cuore? Quando giungerete alla fine delle menzogne, se, mentre la verità è presente, non la possedete? Perché amate la vanità e cercate la menzogna? Come volete essere beati nelle cose più infime? Rende beati solo la Verità, per la quale tutte le cose sono vere. Infatti, vanità delle vanità e tutto è vanità 8. Cosa resta all’uomo di tutto il suo affaticarsi, con il quale egli sotto il sole si affatica? 9 Perché dunque rimanete così schiavi dell’amore alle cose temporali? Perché inseguite cose infime quali la vanità e la menzogna, come se fossero le prime? Desiderate infatti che restino con voi quelle cose che, tutte, passano come se fossero ombre.

4. [v 4.] E sappiate che il Signore ha fatto mirabile il suo Santo: chi è, se non Colui che ha risuscitato dagli inferi, e ha collocato in cielo alla sua destra? È dunque rimproverato il genere umano, affinché dall’amore di questo mondo si converta finalmente a lui. Se qualcuno si stupisce per la congiunzione premessa all’inizio, là dove si dice: e sappiate, si può facilmente osservare nelle Scritture che questo modo di esprimersi è familiare nel linguaggio dei profeti. Trovi infatti spesso un inizio del genere: e il Signore disse a lui, e la parola del Signore a lui fu rivolta. Probabilmente questa connessione indicata dalla congiunzione – mentre non precede una sentenza cui sia connessa la successiva – forse suggerisce in modo mirabile che l’espressione della verità con la parola è unita a quella visione che si manifesta nel cuore. Si potrebbe dire peraltro qui che la frase precedente: perché amate la vanità e cercate la menzogna, è disposta così come per dire: non amate la vanità e non cercate la menzogna. Dopo aver detto questo, segue logicamente: e sappiate che il Signore ha fatto mirabile il suo Santo. Ma ci vieta di unire questa proposizione con la precedente il diapsalma posto in mezzo; per alcuni si tratta di una parola ebraica, che significa: Sia fatto; per altri di un termine greco, con cui si indica un intervallo nel salmeggiare, nel senso che salmo è ciò che è cantato, mentre diapsalma è la pausa interposta nel canto; ne segue che come synsalma indica l’unione di più voci nel canto, così diapsalma indica la loro separazione, nella quale una certa sosta segna un passaggio nella continuità. Ebbene, sia questo o quello il significato, oppure sia un altro, è certamente credibile che è errato continuare a collegare il senso del concetto laddove si interpone il diapsalma.

Come pregare.

5. Il Signore mi esaudirà quando avrò gridato verso di lui. Credo che qui noi siamo esortati a implorare l’aiuto di Dio con grande intensità di cuore, cioè con il grido interiore dello spirito. Infatti, come dobbiamo rendere grazie per l’illuminazione in questa vita, così dobbiamo pregare per il riposo [eterno] dopo questa vita. Ecco perché, o dalla voce del fedele che annunzia il Vangelo o dalla voce stessa del Signore, dobbiamo intendere queste parole come se fosse detto: il Signore vi esaudirà quando avrete gridato verso di lui.

La penitenza.

6. [v 5.] Adiratevi, e non peccate. Qualcuno infatti potrebbe obiettare: chi è degno di essere esaudito, o in qual modo il peccatore non invoca invano il Signore? Perciò adiratevi – è detto – e non peccate. Queste parole possono essere intese in due modi: o, anche se vi adirate, non peccate, cioè, anche se sorge in voi un movimento dell’anima che non potete più padroneggiare a cagione della condanna del peccato, almeno ad esso non consentano la ragione e lo spirito, che nell’intimo è rigenerato da Dio, in modo da servire con lo spirito alla legge di Dio 10, anche se con la carne serviamo ancora alla legge del peccato; ovvero: fate penitenza, cioè adiratevi con voi stessi per i peccati trascorsi, e cessate di peccare per l’avvenire. E quelle cose che dite nei vostri cuori: è sottinteso “ditele”, in modo che la frase completa sia questa: ciò che dite, ditelo nei vostri cuori, cioè non siate quel popolo a proposito del quale è detto: con le labbra mi onorano, ma il loro cuore è lontano da me 11. Abbiate compunzione nei vostri giacigli: cioè, come già è stato detto, nei cuori. Questi infatti sono i recessi dei quali ci parla anche il Signore, affinché entrati in essi preghiamo dopo aver chiuso le porte 12. E abbiate compunzione si riferisce, o al dolore della penitenza con il quale l’anima trafigge se stessa per punirsi onde non subire il supplizio che seguirebbe alla condanna di Dio nel giorno del giudizio; oppure al dovere di stimolarsi quasi con pungoli per vegliare e vedere la luce di Cristo. Peraltro alcuni dicono che si legge più opportunamente non abbiate compunzione ma apritevi: infatti nel salterio greco si legge che concerne quel dilatarsi del cuore che permette di accogliere l’amore che si diffonde per mezzo dello Spirito Santo.

7. [v 6.] Immolate il sacrificio di giustizia, e sperate nel Signore. Lo stesso concetto è espresso in un altro salmo: sacrificio a Dio è lo spirito contrito 13. Ecco perché non è errato intendere che il sacrificio di giustizia è quello che si compie per mezzo della penitenza. Cosa c’è infatti di più giusto che ciascuno si adiri più per i propri peccati, che non per quelli altrui, e si immoli a Dio punendo se stesso? Oppure, sacrificio di giustizia sono le opere giuste compiute dopo la penitenza? Il diapsalma posto in mezzo, suggerisce forse opportunamente anche il passaggio dalla vita antica alla vita nuova; di modo che soppresso o ridotto impotente il vecchio uomo grazie alla penitenza, il sacrificio di giustizia sia offerto a Dio secondo la rigenerazione dell’uomo nuovo, quando la stessa anima già purificata si offre e si pone sull’altare della fede, per essere posseduta dal fuoco divino, cioè dallo Spirito Santo. Per cui il senso è questo: immolate il sacrificio di giustizia, e sperate nel Signore, cioè vivete rettamente e sperate nel dono dello Spirito Santo, affinché vi illumini la verità nella quale avete creduto.

Presenza interiore di Cristo.

8. [v 7.] Tuttavia sperate nel Signore resta ancora una espressione oscura. Ma che cosa si spera, se non il bene? Siccome però ciascuno vuole ottenere da Dio quel bene che ama, e difficilmente si trova chi ami i beni interiori – cioè quelli che riguardano l’uomo interiore, i soli che debbono essere amati, mentre gli altri debbono essere soltanto usati per necessità, e non fruiti per goderne -, mirabilmente, dopo aver detto: sperate nel Signore, soggiunge: molti dicono: chi ci farà vedere il bene? Queste parole e questa domanda ricorrono quotidianamente sulla bocca di tutti gli stolti e gli empi, sia di quelli che desiderano la pace e la tranquillità nella vita del secolo e non la trovano a cagione della perversità del genere umano, i quali osano persino accusare – ciechi – l’ordine delle cose perché credono, tutti presi dai loro meriti, che i tempi presenti siano peggiori di quelli trascorsi; sia di coloro che dubitano o disperano della stessa vita futura che ci è promessa, e perciò dicono spesso: chissà se è vero? Oppure: chi è venuto dall’inferno per annunziarci tali cose? Ebbene, in modo magnifico e conciso, ma solo per chi vede nell’intimo, [il salmista] mostra quali beni debbono essere ricercati. Alla domanda di quanti dicono: chi ci mostra il bene? risponde: è impressa in noi la luce del tuo volto, o Signore. Questa luce è il completo e vero bene dell’uomo, che si vede non con gli occhi ma con lo spirito. È impressa, ha detto, in noi, così come nel denaro è impressa l’immagine del re. Perché l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio 14, e questa peccando ha corrotto; il suo bene perciò è vero ed eterno, se rinascendo gli viene impresso. Credo che questo, come alcuni interpretano con cautela, si riferisca a ciò che il Signore dice, vedendo la moneta di Cesare: date a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio 15. È come se dicesse: allo stesso modo con cui Cesare esige da voi l’impressione della sua immagine così la esige anche Dio; per cui, come si ridà a Cesare la moneta, così si ridà a Dio l’anima illuminata e impressa dalla luce del suo volto. Hai messo la gioia nel mio cuore. Non dobbiamo dunque cercare la gioia fuori, presso coloro che, ancora duri di cuore, amano la vanità e ricercano la menzogna, ma dentro, ove è impressa la luce del volto di Dio. Cristo abita infatti nell’uomo interiore 16, dice l’Apostolo; e spetta dunque all’uomo interiore vedere la verità, dato che [il Signore] ha detto: Io sono la verità 17. E quando [Cristo] parlava nell’Apostolo, che poteva dire: volete forse ricevere una prova che Cristo parla in me? 18, certamente non gli parlava esteriormente, ma nel suo stesso cuore, cioè in quel recesso in cui si deve pregare 19.

9. [vv 8.9.] Ma gli uomini che inseguono le cose temporali – e certamente sono molti – non sanno dire altro se non chi ci mostrerà il bene, perché non sono capaci di vedere i veri e sicuri beni entro se stessi. Di conseguenza molto giustamente di costoro dice il salmista quanto segue: nel tempo del frumento, del vino e dell’olio loro, si sono moltiplicati. Non è oziosa l’aggiunta loro. C’è infatti anche il frumento di Dio, che è appunto il pane vivo che discende dal cielo 20. E c’è pure il vino di Dio, perché – è detto – si inebrieranno nell’abbondanza della tua casa 21. Neppure manca l’olio di Dio, a proposito del quale è detto: ungesti nell’olio il mio capo 22. Ma questi, e sono molti, che dicono: chi ci farà vedere il bene?, e non vedono che dentro di loro sta il regno dei Cieli 23, nel tempo del frumento, del vino e dell’olio loro, si sono moltiplicati. Infatti, non sempre il moltiplicarsi significa abbondanza; talvolta significa scarsezza; quando l’anima dedita ai piaceri terreni brucia sempre di cupidigia, e non può saziarsi ed è impedita da molteplici e tumultuosi pensieri, lo schietto bene non si lascia scorgere: tale è quella anima di cui è detto: perché il corpo corruttibile appesantisce l’anima, e la dimora terrena opprime la mente agitata da molti pensieri 24. Quest’anima, nel passare e nell’avvicendarsi dei beni terreni, cioè nel tempo del frumento, del vino e dell’olio suo, si è a tal punto colmata e “moltiplicata” in fantasmi senza numero, che non può più compiere quanto le è ordinato: nutrite sentimenti buoni rispetto a Dio e cercatelo in semplicità di cuore 25. Questa molteplicità è infatti duramente opposta a quella semplicità. E perciò, abbandonati costoro – e sono molti – apertamente moltiplicati nella cupidigia delle cose terrene, e che dicono: chi ci mostrerà il bene? (dato che il bene si deve cercare non all’esterno, ma nell’intimo e con semplicità di cuore) l’uomo fedele esulta e dice: in pace, nello stesso momento mi addormenterò, e prenderò sonno. A ragione siffatti spiriti possono sperare il totale distacco dalle cose mortali e l’oblio delle miserie del secolo, distacco e oblio che sono convenientemente e in senso profetico raffigurati nelle parole addormentarsi e sonno, in cui la completa pace non può essere interrotta da nessuno strepito. Tutto questo non si ottiene però in questa vita, ma dobbiamo sperarlo nell’altra. Lo dimostrano le parole stesse, perché sono al tempo futuro. Non dice infatti: mi sono addormentato e ho preso sonno, oppure mi addormento e prendo sonno, ma mi addormenterò e prenderò sonno. Allora questo corpo corruttibile si rivestirà di incorruttibilità, e questo corpo mortale sarà rivestito di immortalità; allora la morte sarà assorbita nella vittoria 26. Ecco perché l’Apostolo dice: ma se speriamo ciò che non vediamo, con pazienza aspettiamo 27.

10. [v 10.] Per questo, opportunamente aggiunge per ultimo: perché tu solo, o Signore, mi hai fatto abitare nella speranza. Qui non dice: farai; ma dice: hai fatto. In ciò in cui consiste già questa speranza, vi sarà certamente anche quello che si spera. Giustamente dice: singolarmente. Possiamo considerarlo come opposto a quei molti i quali, moltiplicati nel tempo del loro frumento, del loro vino e del loro olio, dicono: Chi ci mostrerà il bene? Questa molteplicità infatti perisce, e invece resta salda l’unità nei santi, a proposito dei quali leggiamo negli Atti degli Apostoli: ma nella moltitudine dei credenti una era l’anima e uno il cuore 28. Dobbiamo dunque essere soli e semplici, cioè isolati dalla folla e dalla turba delle cose che nascono e muoiono, innamorati dell’eternità e dell’unità, se bramiamo essere stretti all’unico Dio e Signore nostro.

(s. Agostino).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *